Ecco il tema di Anna, una piccola taekwondoka:

“IL REGALO

Maria da qualche giorno aveva notato, proprio accanto alla porta della sua camera, un pacco. Subito non ci aveva fatto molto caso dato che papà ultimamente stava sistemando il suo studio e in corridoio stazionavano per periodi più o meno lunghi contenitori vari: cassette piene di vecchi giornali, scatole straripanti di cianfrusaglie.

La domenica mattina, però, Maria si fermò ad osservare il pacco che continuava ad essere sempre nello stesso posto. Non era particolarmente grande ed era ricoperto da una carta marroncina, quella solita dei pacchi, insomma!

Maria fu presa dal desiderio irrefrenabile di scoprire il mistero e iniziò a rompere l’involucro.

Mentre lo strappava aveva gli occhi fuori dalle orbite e il cuore quasi gli usciva dal corpo.

Con uno strattone strappò cartone ed involucro e gli si illuminarono gli occhi, perché vide una uniforme di taekwondo con colletto nero e autografata da Carlo Molfetta, campione olimpico di taekwondo.

Allora Maria lo prese e cominciò a saltare come un canguro e poi corse verso la sua camera e se lo provò con i cuore che da quanto batteva forte lo sentivano anche in Svezia.

Pensò a chi glielo avesse regalato; pensò ai suoi genitori, andò a chiederglielo dando la buona novella, ma i suoi genitori non erano stati e allora chiese loro:

“Ma chi può essere stato?”

“Forse è stato Carlo Molfetta, visto che c’è il suo autografo” le risposero i suoi genitori mezzi addormentati e MOLTO spettinati.

“Manderò subito un messaggio alla Nazionale Italiana per chiedere se è stato proprio lui” ribatté lei eccitata.

Maria mandò il messaggio alla Nazionale e dopo qualche ora arrivò la risposta e c’era scritto: “Cara Maria sono io, Carlo, che te lo mando perché ti ho visto in azione in una gara e quindi te l’ho mandato con affetto.”

In quel momento la faccia di Maria, non so perché, diventò viola e lei con la sua bellissima uniforme andò a raccontare per filo e per segno a tutti quello che gli aveva scritto Molfetta.

Per tutto il giorno guardò i video dei combattimenti senza mangiare e senza bere: sembrava che mangiasse il taekwondo.

La sera andò a dormire con indosso l’uniforme e per tutta la notte non fece altro che ripensare a tutti gli emozionanti episodi della sua giornata, anche durante i suoi sogni.”

Il voto? 10, naturalmente!

Tema
Condividi!Tweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook